Morte alla pena di morte: Due eventi a Catania per sensibilizzare l’opinione pubblica

“Death to death penalty”: morte alla pena di morte.
Con questo slogan Amnesty International porta avanti da anni la sua campagna contro la pena di morte nel Mondo, una punizione inumana e degradante che viola i diritti umani.
Il gruppo catanese di Amnesty International sarà presente oggi 10 ottobre dalle 21.30 al Centro Culture Contemporanee Zò di piazzale Asia e domani 11 ottobre dalle 21.30 al Cortile del Barbara Discolab di via Flavio Gioia a Catania per due eventi di sensibilizzazione e mobilitazione sul tema, per celebrare la Giornata Mondiale contro la Pena di Morte.
Il connubio tra arte e impegno sociale è da anni una scelta vincente e consente alla cittadinanza attiva di conoscere realtà complesse che riguardano la sfera dei diritti umani, ambito nel quale opera il movimento da più di cinquant’anni con oltre due milioni di soci nel Mondo. Nell’occasione i soci attivisti saranno presenti con un tavolino di raccolta firme, proiezioni video, materiali informativi, gadgets e ogni altro supporto utile a entrare in contatto con la cittadinanza catanese.Amnesty morte alla pena di morte

In occasione della Giornata mondiale contro la pena di morte, Amnesty International ha invitato gli esponenti politici a smetterla di presentare le esecuzioni come soluzione rapida per ridurre i tassi di criminalità e a concentrarsi invece sui problemi del sistema penale dei loro paesi.
“Gli esponenti politici devono cessare di rincorrere l’applauso del pubblico e mostrare, invece, leadership sui temi della sicurezza. Non vi è alcuna prova convincente sul fatto che la pena di morte abbia un effetto deterrente speciale. Occorre piuttosto concentrarsi nella ricerca di rimedi efficaci per affrontare la criminalità” – ha dichiarato Audrey Gaughran, direttrice dei Temi globali di Amnesty International.
Nel suo documento diffuso oggi, intitolato “Non ci renderà più sicuri”, Amnesty International ha messo in evidenza l’assenza di prove a sostegno della tesi che la pena di morte riduca i crimini più gravi.
Una minoranza di paesi ha ripreso o ha in programma di riprendere le esecuzioni, spesso come reazione impulsiva all’aumento dei reati o a omicidi particolarmente efferati.
Dal 2012, le esecuzioni sono riprese in Gambia, India, Indonesia, Kuwait, Nigeria, Pakistan e Vietnam. Ciò nonostante, i paesi che ricorrono alla pena di morte restano assai pochi a fronte dei 140 paesi che l’hanno abolita per legge o nella prassi.
Il documento di Amnesty International spiega che non vi sono prove convincenti che la ripresa delle esecuzioni abbia avuto un impatto nel contrasto alla criminalità:
-in India, negli ultimi 10 anni, gli omicidi erano diminuiti del 23 per cento, eppure dal 2004 al 2011 non vi era stata neanche un’esecuzione;
-in Canada, il numero degli omicidi è diminuito dopo il 1976, anno dell’abolizione della pena di morte;
-un recente studio condotto a Trinidad e Tobago ha riscontrato l’assenza di correlazione tra esecuzioni, condanne al carcere e criminalità.
“Prendere posizione a favore della pena di morte distrae l’attenzione dalle soluzioni a lungo termine che affrontano efficacemente i problemi del sistema penale” – ha commentato Gaughran.
Attività di polizia efficaci, sistemi giudiziari funzionanti, progressi nel campo dell’educazione e dell’impiego si sono dimostrati strumenti importanti nella riduzione dei livelli di criminalità.
Gli esponenti politici citano spesso l’alto consenso dell’opinione pubblica per la pena di morte come giustificazione per il suo uso. Tuttavia, i sondaggi tendono a semplificare la complessità delle opinioni del pubblico.
Quando vengono presi in esame fattori quali il rischio di mettere a morte un innocente e l’iniquità dei processi, il sostegno dell’opinione pubblica alla pena di morte cala.
“Le vittime del crimine meritano giustizia, ma la pena di morte non è la risposta. Riprendere le esecuzioni per mostrarsi duri verso il crimine assoggetta la vita delle persone all’opportunismo politico” – ha sottolineato Gaughran.
Amnesty International si oppone alla pena di morte in tutti i casi, senza eccezione, a prescindere dalla natura o dalle circostanze del crimine, dalla colpevolezza, innocenza o altra caratteristica del condannato o dal metodo usato per eseguire le condanne a morte. La pena di morte è la punizione più crudele, disumana e degradante. Viola il diritto alla vita, proclamato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.
Ulteriori informazioni
La Giornata mondiale contro la pena di morte del 2013 sarà dedicata alla pena capitale nei paesi caraibici. L’area caraibica presenta oggi una situazione paradossale in cui sono pochissime le sentenze capitali eseguite (l’ultima risale al 2008) a fronte di un nutrito gruppo di paesi che ancora si oppongono all’abolizione della pena di morte. Dei 25 paesi componenti l’area, 10 sono abolizionisti per legge, due nella pratica e ben 13 sono ancora mantenitori.
L’azione per la Giornata mondiale, oltre alle consuete iniziative di sensibilizzazione, si concentrerà in particolare su due paesi: Barbados e Trinidad e Tobago, dove verrà chiesta l’eliminazione della pena di morte con mandato obbligatorio. L’imposizione obbligatoria della pena di morte, emessa esclusivamente in base al tipo di reato commesso, è una violazione della legge internazionale in quanto non considera né eventuali circostanze attenuanti né la storia personale dell’imputato.